Orti urbani, orti in carcere, orti di condominio, orti per le persone disabili, orti per i senza dimora, orti per recuperare aree periferiche. Orti in tutte le salse, in tutti i luoghi, in ogni angolo. Ma da dove caspita spira questo vento neo-bucolico? Da quando è nata questa vocazione urbano/agreste? Soprattutto nelle grandi città sembra scoppiata l'orto-mania. Dopo decenni di desertificazione delle campagne, con inviti diretti e indiretti a riempire le metropoli (proletarizzazione dei grandi centri urbani, sull'onda della crescita industriale), sembra che una nuova orto-dossia si stia facendo largo. Parole d'ordine: riscoprire l'ambiente, la solidarietà, la condivisione. A lanciare queste iniziative sono i titoli più stravaganti, i giochi di parole più arditi. Qualche esempio? Il comunicativo "Orto e mezzo", oppure l'aggressivo "Terapia d'orto", fino all'infantile "Ort'attack" o al filosofico "Pianta che ti passa"! E così il cronista, tra un problema orto-ttico e un errore orto-grafico, si trova a ...