In queste ore molti italiani hanno intasato la rete per commemorare Bud Spencer, all’anagrafe Carlo Pedersoli, uno dei volti più celebri del grande schermo nostrano. Un attore divenuto famoso, in coppia con Terence Hill – all’anagrafe Mario Girotti -, per aver “menato le mani” con decine e decine di comparse, per aver fatto sputare denti a decine di altri attori, per aver portato nella sale la violenza dei “giusti” contro quella dei “cattivi”. Tanti pugni, sedie rotte in testa, finestre attraversate da corpi volanti, scaraventati con veemenza da quell’omone che, in gioventù, aveva costruito il suo fisico con i sacrifici dello sport.Bud Spencer fumetto
La domanda oggi è: come abbiamo fatto a resistere a tanta “violenza”? Me lo chiedo ironicamente, in tempi di atteggiamenti moralisti, di pacifismi di maniera, di falsi buonismi.

Quelli della mia generazione, nati nella seconda metà degli anni ’60, sono sostanzialmente dei sopravvissuti, dei galeotti mancati, dei potenziali killer. Dei pugni al cinema ho già detto. Cinema spesso collocati nelle parrocchie o in piccole sale di periferia.
Ma non ci si divertiva solo a vedere gente che menava le mani sul grande schermo. Da piccoli, infatti, si giocava con i soldatini (orrore!), piccoli pupazzetti con cui passavamo interi pomeriggi, sviluppando fantasia e spirito battagliero. Poi arrivavano i nonni, che magari ci regalavano un fucile a gommini o pistole giocattolo con cui rispolverare le gesta dei celebri cowboy. Insomma, una vitaccia.

Oggi giovani genitori “arcobaleno” rabbrividirebbero per molto meno! Ma cos’è che è cambiato, allora? Me lo sono chiesto, dandomi due tipi di risposta.
La prima: in tutti questi contesti non c’è mai stata una goccia di sangue! Non c’era a casa, quando si giocava con fucili e pistole finte. Non c’era al cinema, quando Bud Spencer prendeva a pugni e schiaffi i suoi avversari. Tante botte, zero sangue. Il pugno, lo schiaffo, erano infatti semplici espressioni estetiche, gesti al servizio di una scrittura cinematografica semplice, dove bene e male erano nettamente distinti.
La seconda: il bene e il male, appunto. Bud Spencer era “al servizio” del bene contro furfanti o personaggi truffaldini, dalle movenze goffe e spesso simili a quelle di ladri di polli. Ma “bene” e male” erano facilmente riconoscibili: non c’era violenza cieca, fine a se stessa. Non c’era un inutile indugiare sul gesto brutale, aggressivo, su pulsioni mortali. Tutti aspetti presenti in abbondanza nell’odierna cinematografia, nei videogiochi dei nostri figli, vorrei dire nella società.

BUd Spencer 2E quella pulsione verso il “giusto” animava anche i nostri giochi di guerra, i nostri fantasiosi pomeriggi con soldatini e cowboy. Il bene contro il male, dunque: atteggiamento costante e consapevole in bambini e ragazzi che sapevano ancora distinguere un comportamento giusto da uno sbagliato.
E forse è proprio questa la differenza con i nostri tempi. La questione che, forse, dovrebbe farci più paura. Per il resto, senza enfasi, ci hai insegnato che un pugno non è mai per sempre, che la finta aggressività è meno pericolosa del finto buonismo, e che ci si può divertire senza troppa ipocrisia.
Buon viaggio, Bud!