Internet festeggia i 30 anni e svela che Mohammed batte RaimondoInternet festeggia 30 anni

Prima un pugno nello stomaco, di quelli che tolgono il respiro. Poi una grande commozione, di quelle che costringono le lacrime a uscir fuori dalle loro comode e pudiche sacche.
Nel trentennale di Internet mi collego al sito del Corriere della Sera e mi accoglie la notizia della piccola Fortuna (a volte il destino è davvero bastardo, costringendoti a fare i conti anche con il nome che mamma ti ha dato), bambina che a Napoli è stata prima violentata e poi gettata dal balcone. Hanno arrestato il responsabile di questa ignominia: è Raimondo, il compagno della madre, già noto alle forze dell’ordine per abusi e molestie nei confronti di altri bambini. Su di lui il sospetto dell'uccisione anche di un altro minore, morto in circostanze sospette come la piccola Fortuna, dopo abusi sessuali.


Sempre il Corriere mi ricorda che 30 anni fa partì la prima mail, che aprì anche l’Italia all’era di Internet e della comunicazione veloce. Poi, la rotellina di scorrimento del mouse mi porta ancora più giù, dove le belle notizie riescono a farsi spazio, sgomitando alla ricerca di un’umanità distratta dal brutto e dal dolore. Proprio come quell’albero che – insegnano all’esame di giornalismo – silenziosamente cresce senza fare notizia né rumore. E’ la notizia che parla del sacrificio di Mohammed, 36 anni, l’ultimo pediatra di Aleppo, morto a causa del bombardamento dell’ospedale di Medici senza Frontiere. Doveva sposarsi, una bomba sul reparto del nosocomio Al Quds ha posto fine alla sua vita, al suo sogno di curare i bambini vittime di una guerra terribile.
Tutti ne ricordano la professionalità, la dedizione, il rifiuto di partire per non abbandonare le decine di migliaia di bambini che aveva in cura. “Cosa farebbero senza di me tutti questi bambini? Chi si occuperebbe di loro?”, rispondeva.

Gli uomini non sono tutti uguali. C’è chi i bambini li violenta e li uccide, chi li abbraccia e cerca di salvarli. Banalità assoluta, lo so. Ma internet è riuscito a farmi passare nel giro di un minuto da sentimenti di rabbia e sconforto a quelli di gratitudine e speranza. Il mouse ha coperto velocemente distanze (ed esperienze emotive) immense, trasformandosi in una forbice esistenziale con una punta in Siria e l’altra a Napoli. E’ proprio vero che il web ha annullato le distanze, ha messo in contatto mondi diversi, ha squarciato il velo che copriva un’intera umanità. Venire dal passato un po’ aiuta, si riesce ancora a vedere la profondità dei mondi, della storia. Per i ragazzi, invece, si tratta di una immensa e piatta prateria, dove si vive un eterno presente.
Ma se manca la profondità della storia, rimane quella dei sentimenti. Il mio è stato uno strano modo di festeggiare i 30 anni italiani della prima mail. Nel 1986 avevo 20 anni, le notizie venivano da un vecchio televisore o da una radio vivace e le interpretazioni erano ancora veicolate da idee (o ideologie) che mostravano già i segni del tempo.
Gli scenari sono cambiati. Ma a bene vedere stavolta il “messaggio” appare chiaro, anche se con mittente sconosciuto: il mondo - checchè se ne dica – ha ancora bisogno di eroi. E almeno per una volta Mohammed ha battuto Raimondo.

© Redattore sociale